lunedì 12 marzo 2012

Discorso di un capitano ai suoi uomini prima dello sbarco


“Non vi preoccupate, sbarcheremo in Normandia e la maggior parte di voi morirà dilaniata e fatta a pezzi dai proiettili tedeschi. Molti di noi moriranno così in fretta da non rendersene conto: quelli saranno i fortunati. I più sfortunati moriranno anestetizzati, ma con la dolorosa consapevolezza di lasciare questo mondo poco a poco; loro… loro vedranno i corpi disfarsi e scivolare via, mischiandosi alla sabbia.
Il cielo sarà solcato da mostri di fuoco e piombo, la morte col suo ultimo abbraccio ci avvolgerà da ogni parte. Quelli di noi che scamperanno a ciò vivranno l’orrore: non avremo più Dio, né fede, né amore. Né umanità. Saremo noi e loro. Dovremo rimanere noi soltanto, con ogni mezzo, o non ci sarà futuro libero per i vostri figli.
Il prezzo da pagare sarà immenso e di queste ore se ne parlerà nei decenni a venire. I nostri sacrifici non saranno vani: la Storia premierà il nostro folle volo con la Vittoria.
Non manca molto: presto ci ciberemo dei tentacoli della piovra nera.
I nostri figli cammineranno un cielo azzurro, liberi.
Questa spiaggia e questo mare, ora violentati dal ferro, dall’acciaio e dal cemento, un giorno torneranno a vedere la vita. Ma prima questi luoghi dovranno essere lavati dalla violenza subita con il sangue.
Ce la faremo, vinceremo e i nostri figli ricorderanno questo momento come uno dei più coraggiosi, folli e temerari della storia. Ma lo faranno come uomini e donne liberi.
Quelli di noi che non ce la faranno riposeranno sereni, finalmente. E tutti verranno a rendere omaggio al vostro ricordo e al vostro gesto.
Collateralmente ci saranno coloro che riterranno più opportuno farsi le foto in posa presso le vostre tombe. Ma questo è un fatto del tutto secondario.”

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Ciriè, Torino, Italy
Avrei proprio bisogno di un ritiro spirituale. In un bordello, possibilmente.